I Dragoni di Genova Cavalleria.

 

La storia.

I Dragoni di Genova sono uno dei reggimenti della Cavalleria italiana più antichi e più gloriosi.   Infatti, l’atto di nascita risale addirittura al 26 gennaio1683: è una "capitolazione" (un accordo pattizio formulato in "capitoli") tra il duca di Savoia Vittorio Amedeo II e il conte di Verrua per l’arruolamento di un reggimento di dragoni.      Nei 12 capitoli dell’accordo il conte di Verrua definisce la composizione del reggimento e i vari aspetti amministrativi, uniformologici e logistici, mentre il duca dà il suo assenso alle varie proposte con l’annotazione "s’accorda".  L’organico sarà di 18 ufficiali e 300 cavalieri, suddivisi in 6 compagnie di 50 cavalli ciascuna, da completarsi entro due mesi.   Il Reggimento viene ufficialmente denominato "Dragoni di Sua Altezza Reale".     La denominazione "Dragons Bleu" è una dicitura ufficiosa che deriva dal colore dell’uniforme.   Alcuni anni dopo, forse nel 1708, il colore rosso sostituisce il blu, che compare solo sulle mostrine, ma rimane nel tempo il nome di "Dragons Bleu".   Il Reggimento è impegnato in diversi fatti d’arme già dal 1684, ma l’episodio più significativo avviene nel corso della campagna iniziata nel 1693 contro i francesi che avevano occupato Pinerolo: cade tra gli altri il colonnello comandante Antonio Solaro di Macello. Secondo alcune fonti il fatto sarebbe accaduto nel combattimento di Buriasco (14 giugno 1693) secondo altre in quello di Marsaglia l’anno successivo. Dopo la partecipazione ad altre campagne, il Reggimento si trova a difendere Torino durante il noto assedio del 1706.   Il 7 settembre, durante il combattimento di Madonna della Campagna, Vittorio Amedeo II suggella con una celebre frase il legame con il suo Reggimento quando lo chiama alla carica col grido "A’ moi, mes Dragons !".        La risposta viene data conquistando ad un reggimento francese i "timballi", i tamburi d’onore, il cui uso sarà concesso ai Dragoni di Sua Altezza Reale con l’aumento nell’organico di un timballiere.  Tra le conseguenze del trattato di Utrecht (1720) che diede ai Savoia la corona di re, ci fu anche il cambio di denominazione in "Dragoni di Sua Maestà".        Ancora un episodio degno di nota vede protagonista il Reggimento durante la guerra contro Francia e Spagna durante la battaglia del Tidone presso Piacenza il 10 agosto 1746.       In uno scontro vittorioso con la cavalleria austriaca vengono conquistati due Stendardi, quello del reggimento "Lusitania" e quello del reggimento "Dauphin".  Ma è sul finire del ‘700 che il Reggimento scrive una pagina destinata a rimanere unica nella storia della cavalleria italiana e forse mondiale.         

     

Quando Napoleone Bonaparte scende in Italia nel 1796 trova sulla sua strada i "Dragoni di Sua Maestà" al comando del colonnello d’Oncieux de Chaffardon.     Nei pressi di Mondovì la cavalleria francese, enormemente superiore di numero, guidata dal generale Stengel che aveva ai suoi ordini anche "le citoyen" Murat, allora colonnello, viene respinta e sconfitta il 21 aprile dai Dragoni.   Lo stesso Stengel cade mortalmente ferito. Tra le località dei vari scontri è rimasto famoso il Colle del Bricchetto, da cui prende il nome l’intero fatto d’arme. Il re Vittorio Amedeo III fa appuntare sullo stendardo del Reggimento due medaglie d’oro, ritenendo che "una sola non sia sufficiente a premiare tanto valore".    Nonostante le vicende che vedranno lo scioglimento del Reggimento negli anni successivi per la durata del dominio napoleonico e dell’occupazione francese degli stati di terraferma (Savoia, Piemonte, Nizza), la continuità storica è ininterrotta, testimoniata dalle medaglie d’oro rimaste allo Stendardo e dalla celebrazione del "Bricchetto" mantenuta ancora oggi come festa del Corpo. Il 9 dicembre 1796 il Reggimento passò al servizio della Repubblica Piemontese. Nel 1799 assunse la denominazione di "1° Reggimento Dragoni Piemontesi".  Il 24 maggio 1814 si ricostituiscono in Torino i "Dragoni del Re".        La partecipazione di una aliquota del Reggimento ai moti liberali del 1821 ne determina lo scioglimento, ma un distaccamento agli ordini del Marchese di Sommariva forma i quadri di un nuovo reggimento di cavalleria denominato "Dragoni del Genevese" (sponda meridionale del Lago di Ginevra facente parte dei domini dei Savoia), che eredita le tradizioni dei "Dragoni di Sua Altezza Reale" ed assume la tipica mostreggiatura gialla.          Con un decreto del 1832 il nome verrà ancora cambiato in "Genova Cavalleria", forse in omaggio alla città di Genova o forse in onore del secondogenito di Carlo Alberto, duca Ferdinando di Genova.    L’armamento, sciabola e pistolone, è completato con lancia di frassino, rimessa in uso dopo quattro secoli e recante sulla cima una banderuola a coda di rondine, dapprima rossa con croce bianca, poi azzurra. Nella prima guerra di indipendenza "Genova" partecipa alla battaglia di S. Lucia presso Verona (6 maggio 1848) e ai vittoriosi combattimenti di Goito e di Governolo (18 luglio 1848), insieme a "Savoia", "Nizza" e "Aosta".     Dopo l’azione di due compagnie di bersaglieri che prendono possesso di un ponte con un colpo di mano "anfibio" grazie all’attraversamento del corso d’acqua, i dragoni irrompono conquistando l’abitato e assicurando il possesso dell’intera zona.   Cade l’aiutante maggiore luogotenente Gattinara di Zubiena, ai cui famigliari verrà concessa una tardiva medaglia d’oro "speciale" dal primo ministro Massimo d’Azeglio soltanto nel 1852.        Forse il Reggimento doveva ancora scontare il "peccato" della partecipazione ai moti liberali del 1821, tuttavia non gli impedisce di caricare ancora valorosamente a Sommacampagna il 24 luglio 1848 e a Volta Mantovana, insieme al "Savoia", carica gli Ulani dell’Imperatore e i Dragoni di Baviera, volgendoli in fuga.   Il 27 luglio prende parte alla battaglia di Custoza della prima guerra di indipendenza.      L’anno successivo "Genova" carica alla Sforzesca il 21 marzo e alla Bicocca presso Novara il 23 marzo 1849, dove gli squadroni I, II e V meritano l’elogio del re.   Nella seconda guerra d’indipendenza prende parte al combattimento di Vinzaglio (30 marzo 1859). Nella terza guerra di indipendenza "Genova" svolge un ruolo determinante durante la battaglia di Custoza del 24 giugno 1866.    Combatte per tutta la giornata nella zona di Villafranca, proteggendo tra l’altro la ritirata della divisione "Principe Umberto" e della divisione "Bixio".       

 

Il motto di "Genova" ("Soit a pièd, soit a chevàl, mon honneur est sans ègal"), originariamente riferito alla peculiarità dei dragoni che muovevano a cavallo e combattevano facendo piede a terra, si rinnova nella cruda e sanguinosa realtà della prima guerra mondiale, in una prima fase sulle trincee del Carso, poi nella pianura friulana.    Lo stendardo di "Genova" viene ricompensato di una medaglia d’argento per la conquista di quota 144 di Monfalcone, avvenuta dopo i duri combattimenti del 14, 15 e 16 maggio 1916.   La motivazione fa comprendere l’importanza dell’avvenimento: "Rinnovando le sue belle gloriose tradizioni, confermò le sue antiche singolari virtù guerriere concorrendo nei giorni 14, 15 e 16 settembre 1916 alla conquista e al mantenimento della forte e ben munita posizione di Quota 144 ad est di Monfalcone". Di nuovo a cavallo, insieme a "Novara", "Genova" ferma l’avanzata austriaca a Pozzuolo del Friuli il 30 ottobre 1917, quando tutto l’esercito era in rotta.     I due Reggimenti di Cavalleria, in pratica, consentono l’ordinato ripiego dei reparti della III Armata oltre il Tagliamento, così come alleggeriscono la pressione austro-tedesca consentendo a migliaia di profughi friulani in fuga di riparare dietro le linee italiane.     La ricompensa, una medaglia d’argento allo stendardo, non è stata certo pari al valore e al sacrificio, ma la ricorrenza della battaglia di Pozzuolo del Friuli è divenuta la stessa festa dell’Arma di Cavalleria.     Gli episodi di Pozzuolo del Friuli, individuali e di reparto, sono tutti parimenti gloriosi e lo testimonia il sanguinoso bilancio delle perdite: 5 ufficiali morti e 12 feriti, 327 sottufficiali e dragoni tra morti, dispersi e feriti, 332 cavalli morti o feriti.    Circa il 60 % degli effettivi del Reparto.    La motivazione della ricompensa al valor militare è lapidaria quanto chiara: "Con alto valore e sublime spirito di sacrificio contrastò all’imbaldanzito nemico l’avanzata al Tagliamento. Costretto ad asseragliarsi in Pozzuolo del Friuli ne contese il possesso all’avversario resistendo sul posto 24 ore finchè isolato ed accerchiato si aprì a sciabolate un varco fra le fanterie nemiche".   Nel 1935 vengono costituiti due gruppi mitraglieri autocarrati "Genova Cavalleria" e inviati in Africa Orientale dove partecipano il 20 gennaio 1936 alla conquista di Neghelli: unitamente a due gruppi di "Aosta" saranno denominati "Raggruppamento Neghelli".  Nella seconda guerra mondiale il Reggimento è impegnato in Albania (1940), in Croazia (1941) e in Africa Settentrionale (1941-1942), dove il suo comportamento a Sollum e a Sidi Omar viene elogiato anche dagli avversari.         Mentre il grosso di "Genova", rientrato in Italia, viene colto dall’armistizio a Dronero presso Cuneo, a Roma un gruppo di formazione costituito col personale del deposito del Reggimento partecipa ai combattimenti di Porta San Paolo (8-10 settembre 1943) dove cade il capitano Vannetti Donnini alla cui memoria sarà attribuita la Medaglia d’Oro al Valor Militare.    Combatte anche a Tirana (Albania) contro soverchianti forze tedesche.   Ma ancora vanno ricordati alcuni ufficiali del Reggimento transitati per innata generosità alla specialità paracadutisti, tutti caduti e ricompensati anch’essi con la massima onorificenza: capitano Gastone Simoni, capitano Costantino Ruspoli di Poggio Suasa, tenente colonnello Carlo Ruspoli di Poggio Suasa ad El Alamein; tenente colonnello Alberto Bechi Luserna, in Sardegna.

Ricostituito nel 1946 ad Albenga, quale gruppo esplorante divisionale 4° Dragoni, diviene nel 1949 il 4° Reggimento di Cavalleria blindata "Genova Cavalleria" e viene trasferito a Palmanova, dove è tuttora dislocato.    Nel 1958 riassume il nome tradizionale di Reggimento "Genova Cavalleria" (4°).      Nel 1975, con la ristrutturazione dell’Esercito, diviene 4° Gruppo Squadroni meccanizzato "Genova Cavalleria", dando vita anche al 28° Gruppo Squadroni Carri "Cavalleggeri di Treviso".    Il 14 settembre 1993, un nuovo decreto stabilisce la trasformazione del gruppo nel Reggimento "Genova Cavalleria" (4°).   Nel 1976 interviene a favore del Friuli colpito dal sisma. Per l’impegno viene concessa allo Stendardo la medaglia di bronzo al valor dell’Esercito, la cui motivazione, da sola, sintetizza l’operato dei gialli Dragoni: "Nell’immane sciagura sismica che colpiva il Friuli, interveniva tempestivamente in soccorso delle popolazioni colpite, prodigandosi con coraggio e fraterno slancio di solidarietà umana nell’aiuto ai feriti ed ai superstiti e nella rimozione delle macerie. L’apporto fornito riscuoteva l’apprezzamento e la gratitudine dell’Autorità e della popolazione".                     Il Reggimento "Genova Cavalleria" fa parte della Brigata di Cavalleria "Pozzuolo del Friuli" ed ha partecipato alle missioni italiane in Somalia, nei Balcani, in Iraq e, attualmente, in Libano.  Il Reggimento è depositario delle tradizioni dei Cavalleggeri del Re, dei Dragoni della Regina e del Reggimento Lancieri di Mantova. Quest’ultimo fu costituito nell’ottobre del 1909 con unità di "Genova", venne sciolto per contrazione organica nell’ottobre 1921 e restituì a "Genova" le sue unità.

La battaglia di Pozzuolo del Friuli.

Il sanguinoso combattimento di Pozzuolo del Friuli si inquadra nei drammatici giorni successivi allo sfondamento del fronte italiano da parte delle truppe austro-tedesche a Caporetto (24 ottobre 1917).   Alla I Divisione di Cavalleria, composta dai Reggimenti "Cavalleggeri del Monferrato" e "Cavalleggeri di Roma" (I Brigata) e "Genova Cavalleria" e "Lancieri di Novara", venne affidato il gravoso compito di proteggere il ripiegamento della III Armata, non coinvolta nella disastrosa rotta della II Armata nel settore di Caporetto, oltre il Fiume Tagliamento.       Il 29 ottobre, secondo gli ordini, "Genova" e "Novara" si asserragliarono nel paese di Pozzuolo del Friuli per mantenere il controllo del relativo snodo stradale.    La difesa del lato est era affidata a "Genova", quella del lato ovest a "Novara".  Vennero successivamente aggregati alcuni reparti della Brigata di Fanteria "Bergamo" (II Battaglione del 25° Reggimento Fanteria e III Battaglione del 26° Reggimento Fanteria).      Il 30 ottobre, dopo una prima ricognizione effettuata da pattuglie esploranti della cavalleria italiana, verso le 11.00 iniziava il pesante attacco austro-tedesco.   Si trattava della 117^ Divisione di Fanteria tedesca e di parte della 60^ Divisione di Fanteria austro-ungarica, appoggiate da un potente parco di artiglieria. Dopo due ore di combattimento, veniva lanciato alla carica il 4° squadrone di "Novara" che costringeva gli avversari ad una precipitosa ritirata con forti perdite.    Alle 14.00 caricavano anche i dragoni di "Genova".   Nel pomeriggio un nuovo attacco in forze su tutto il fronte: gli austro-tedeschi riuscivano a penetrare dentro l’abitato.     Per ore si combattè strada per strada, casa per casa e l’avanzata avversaria venne notevolmente rallentata.        Solo verso le 17.30 arrivò l’ordine di disimpegnarsi dal nemico e di ricongiungersi con il grosso delle truppe italiane in ritirata, verso S. Maria di Sclaunicco.   Ma la cavalleria italiana era circondata da forze avversarie superiori a 6.000 unità appoggiati da almeno due batterie di artiglieria.   L’unica via d’uscita era data dalla carica al galoppo, per aprirsi una strada fra gli austro-tedeschi assedianti.       Gli squadroni – o, almeno, quel che ne restava – si lanciarono al galoppo fra mitragliatrici e difese avversarie, riuscendo, anche grazie alla sorpresa ed allo smarrimento suscitato, a rompere l’accerchiamento ed a riguadagnare le linee italiane.     La notte del 30 ottobre giunsero ai ponti di Latisana e superarono il Tagliamento         Al mattino del 30 ottobre la Brigata contava 65 ufficiali, 903 fra sottufficiali e cavalieri, 908 cavalli.     Alla notte la forza era ridotta a 37 ufficiali, circa 400 fra sottufficiali e cavalieri e 528 cavalli.       La resistenza a Pozzuolo del Friuli, così duramente costata, aveva comunque consentito alla III Armata di ripiegare in ordine oltre il Tagliamento, analogamente a migliaia di profughi friulani in fuga davanti all’avanzata nemica. Un aneddoto singolare riguarda il forte rapporto cavallo – cavaliere che si instaurava in condizioni così difficili.   Elia Rossi Passavanti, nobile, si era arruolato volontario allo scoppio della guerra come semplice dragone.   Per meriti di guerra era stato promosso sergente.   Durante la battaglia di Pozzuolo si batte con grandissimo coraggio e rimase ferito, perdendo addirittura temporaneamente l’uso della vista.   Il suo cavallo, Quo, al quale era legato da anni, lo portò, senza guida, in salvo al di là del Tagliamento.     Dopo la fine della guerra, divenne legionario fiumano, comandante di "Genova", infine, da generale di Corpo d’Armata, combattè durante la seconda guerra mondiale in Albania.  Ebbe complessivamente ben undici decorazioni al valor militare.   Durante la sua lunga vita ricordava sempre il valore e l’attaccamento dimostratogli dal suo cavallo, al quale doveva la salvezza della vita.  Il Bollettino di guerra dell’1 novembre 1917 così ricordava la battaglia: "…la I e la II Divisione di Cavalleria, specie i reggimenti "Genova" e "Novara" eroicamente sacrificatisi, meritano soprattutto l’ammirazione e la gratitudine della Patria".       Per il comportamento tenuto nella battaglia di Pozzuolo, gli stendardi di "Genova" e "Novara" vennero decorati di medaglia d’argento al valor militare ed il 30 ottobre è il giorno in cui la Cavalleria celebra la sua annuale festa d’Arma.      

Il diorama.

Il soldatino rappresenta un Dragone di "Genova Cavalleria", sporco di fango ed insanguinato, dopo la battaglia di Pozzuolo del Friuli, il 20 ottobre 1917, con la tipica divisa grigio-verde del Regio Esercito.    Il figurino è il kit in metallo bianco della Baby’s Store Modellismo del Cavalleggero della prima/seconda guerra mondiale (1915-1918), della apprezzata serie "Cavalleria Italiana".    La banderuola a coda di rondine della lancia è in carta riciclata.    Le redini sono in cuoio naturale.     I colori utilizzati sono gli acrilici Model con pennelli "tre zero" e "quattro zero", mentre l’ambientazione è ottenuta esclusivamente con elementi naturali: un basamento di roccia, foglie secche, licheni, legno, ecc.

 

 

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L’articolo è pubblicato anche nella guida Modellismo Statico di Supereva e nella rivista Tutto Soldatini n. 14, 2007.

 

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2 pensieri riguardo “I Dragoni di Genova Cavalleria.

  1. sì, li costruisco io su kit di montaggio predisposti, magari con modifiche per ottenere il singolo personaggio storico. Grazie per l’apprezzamento, ma sono e rimangono “soldatini”!

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